IL RE E’ NUDO – Il falso mito della sicurezza dell’ospedale per il parto normale

Attenti, si nasce!!!

L’adrenalina schizza in alto, numerosi personaggi entrano in scena, incitamenti come sul ring del box confondono la madre che sta tentando di spingere fuori da sé il suo bambino, spesso distesa sulla schiena, esposta agli sguardi di tanti, impossibilitata a seguire il suo corpo.
Tra spintoni e tiraggi esce il bambino, applausi – e la platea si svuota, il bambino sparisce. Rimane una donna svuotata e sola sul suo lettino da parto.
Un parto naturale, esultano gli addetti ai lavori!

Silenzio, nasce un bambino!

Le luci si spengono, la donna, sostenuta dal suo partner, si accoccola a terra in un angolino che sente protetto e intimo e respira fuori il suo bambino, assecondando le spontanee spinte a onde del suo utero. Presente è solo l’ostetrica che vigila e assiste. Il bambino scivola fuori e viene accolto subito dalla madre sorretta dal padre. Il silenzio accoglie le prime espressioni vocali del bambino, che non sempre sono il pianto, le voci materne e paterne lo rassicurano e accolgono. Esplode la gioia, spesso accompagnata da una risata liberatoria. L’ostetrica rimane vigile e tiene fuori chi non c’entra niente con la scena.

Un parto normale, fisiologico, senza punti esclamativi.

Due scenari possibili ovunque!

Nella nostra cultura si è erroneamente affermato il concetto che l’ospedale sia il luogo più sicuro per partorire. Nel percorso storico dell’ospedalizzazione del parto, iniziato alla fine dell’ottocento e affermatosi in modo massiccio negli anni ’50-’60 del secolo scorso, inizialmente l’ospedale è stato vissuto come luogo pericoloso, dove si moriva di più, questo in una società comunque povera, con condizioni di vita spesso disumane, con famiglie molto numerose dove le tragedie non mancavano. Progressivamente l’ospedalizzazione si è integrata con lo sviluppo sociale assumendone il modello (l’industrializzazione), fino a diventare la normalità. Dopo gli anni ’50 del secolo scorso, con la disponibilità degli antibiotici, dell’analgesia e con l’affermazione di un nuovo concetto di igiene gli ospedali diventano più sicuri, ma non più sicuri del parto a domicilio. Da sempre si moriva di meno nei reparti di sole ostetriche rispetto a quelli condotti da medici e nel parto a domicilio (A. Rich, G. Cosmacini, M. Tew, M. Sbisà e altri) e questa è una verità scomoda per il modello medico.

Negli anni trenta/quaranta, circa la metà delle nascite avvengono in ospedale. Progressivamente l’ospedale viene percepito come luogo più sicuro, pulito, egualitario, che abolisce, o almeno riduce fortemente le differenze di classe. Inoltre l’assistenza è gratuita. Quindi andare in ospedale viene percepito come un diritto, un segno di progresso. Con la sua assetticità l’ospedale offre anche protezione dagli aspetti difficili del partorire: la sofferenza, l’imbarazzo sessuale, le emozioni forti, la paura della morte, l’esposizione della pena ai famigliari ecc.. (G. Cosmacini 1990). Il rapido progresso delle tecnologie, l’industrializzazione, il crescente benessere sociale fanno credere che l’ospedale possa rendere il parto più facile e rapido. Infatti, l’ospedale associa un buon parto a un parto veloce e indolore. Introduce sistematicamente interventi di accelerazione del travaglio e di analgesia farmacologica. Il camice bianco diventa sinonimo di autorità indiscussa e di promessa di miracoli. Continue reading

Sarah Buckley

E’ uscito in italiano l’atteso libro di Sarah Buckly dal Titolo: Partorire e accudire con dolcezza, Leone Verde ed..
Sarah Buckley, australiana, medico di famiglia, ricercatrice e mamma di 4 figli è fautrice del parto naturale, ma con l’occhio acuto della ricercatrice. Riesce a unire una visione globale della maternità con una ricerca accurata di risultati scientifici che la confermino. Indaga non solo sui potenziali danni della medicalizzazione a breve e lungo termine, ma analizza anche i danni conseguenti al disturbare o inibire i processi fisiologici che sono accuratamente descritti. Inoltre riporta tutte le recenti ricerche rispetto ai processi di attaccamento, allattamento e accudimento precoce. Troviamo quindi in questo libro ricerche rispetto agli effetti a breve e lungo termine sia sulla donna che sul bambino di interventi di routine come gli ultrasuoni (ecografie, cardiotocografie, sonycaid), somministrazione di ossitocina sintetica, e di interventi come epidurale, taglio cesareo e altri ancora di cui nessuno vuole parlare.
Ma troviamo anche ricerche che rilevano l’importanza della conservazione dei meccanismi fisiologici dei processi del divenire madre, dei flussi ormonali e della loro funzione protettiva.
Sarah Buckley descrive vividamente il concetto di parto indisturbato e quindi integro e ne è un ottimo avvocato e testimone. E’ un libro che aiuta i genitori, gli operatori a comprendere e a fare delle scelte. E’ fortemente informativo, ma senza retorica. Apre un dibattito, uno spazio nuovo attorno a un nuovo paradigma del parto, della maternità, un paradigma moderno, attuale, necessario e desiderato profondamente da molti. Il libro stesso è uno strumento per avvicinarsi a questo desiderio. E’ corredato da una ricca bibliografia scientifica.
Un anno fa Sarah Buckley era ospite presso la nostra Scuola a Firenze. Ha svegliato un profondo interesse per le sue argomentazioni acute e ben documentate.

LA SINDROME DA “DEFICIT DI NATURA”

Un interessante articolo comparso su D di Repubblica l’11 febbraio parla della sindrome da deficit di natura, osservata in bambini cinesi cresciuti nelle megalopoli moderne. Studiati per 10 anni, questi bambini, che non hanno mai visto un animale, toccato un filo d’erba, fatto esperienze sensoriali nella natura, che però sanno usare benissimo computer e strumenti tecnologici e sanno tutto, sono stati trovati privi della conoscenza dei meccanismi della vita. Nella ricerca sono infatti stati trovati con sette volte meno possibilità di successo nella vita, più indisciplinati, più dipendenti, incapaci di prendere delle iniziative, più aggressivi, meno capaci di concentrarsi, più fragili fisicamente, meno stabili nella mente, più tristi e più isolati. Gli studioso concludono che solo l’attività nell’ambiente può costruire la personalità, assicurando uno sviluppo completo dell’essere umano.
Se questo succede ai bambini, che dire delle donne che formano la vita, il bambino? Come si fa senza il contributo della natura, allontanata dalle sale parto e dai percorsi in gravidanza e demonizzata come “talebana” o “new age”?
La moderna fisiologia sa che il bambino in utero si forma e costruisce le sue prime esperienze attraverso i sensi: il gusto, l’olfatto, il tatto, l’udito e le immagini mentali. Il suo stesso cervello si forma sugli stimoli sensoriali e motori. Movimento e percezione sono i mattoni del corpo umano. E di sensorialità e movimento ha bisogno nel crescere (oltre naturalmente all’amore).
Per tantissimi anni ho offerto alle donne in attesa, durante il parto e anche dopo un lavoro sia attivo/corporeo che passivo-ricettivo attraverso il tocco basato sugli elementi della natura, intesi sia come archetipi che come elementi concreti (terra, acqua, fuoco, aria). Mi ha sempre stupito la grande ricettività delle mamme e dei bambini e la grande efficacia del trattamento con gli elementi della natura nel armonizzare le gravidanze difficili e spesso anche correggere delle patologie o disfunzioni.
Gli elementi della natura fanno parte delle medicine antichissime come quelle cinesi, ayurvediche e anche di meno antiche come l’omeopatia, la naturopatia, la medicina di Paracelso, Ippocrate e altri ancora. Queste medicine funzionano perché noi siamo costruiti con gli elementi della natura e funzioniamo insieme al nostro ambiente naturale.
Allearsi con gli elementi della natura significa quindi creare salute e una maggiore capacità di interagire con l’evento maternità. Li puoi semplicemente integrare, cercandoli nella natura, osservandoli e interiorizzando le loro dinamica: il vento, il fuoco, il sole e calore, le acque, la terra. Si comportano uguale a noi. Sono specchi e nutrimento.

Tecniche di analgesia non farmacologica

Lo sapevi che….

esistono tante tecniche di analgesia non farmacologica che riducono o tolgono il dolore del parto senza il rischio di danni collaterali?

Anche se vuoi un’epidurale, queste tecniche fisiologiche ti possono aiutare all’inizio del travaglio e dopo il parto. Ti permettono di fare l’epidurale più tardi riducendone così i vari rischi, oppure ti permettono di attraversare il travaglio con le tue forze.

Tra queste tecniche ci sono:

la TENS, una elettrostimolazione transcutanea. Esistono piccoli apparecchi che puoi comprare su internet per poco, specifici per il parto che puoi gestire tu e che accendi solo durante le doglie. Con un po’ di allenamento prima possono aiutarti;

la controirritazione che consiste nell’iniezione di acqua sterile nella zona lombare. Il breve bruciore acuto che senti attiva gli inibitori del dolore e l’effetto dura per circa due ore. Può essere ripetuto;

l’agopuntura o la digitopressione che ti aiuta a rilassarti meglio nelle pause e riduce la sensazione acuta del dolore;

l’uso della voce indirizzato che è il più potente degli analgesici naturali perché può veramente togliere il dolore;

l’acqua, ci sono i massaggi generici e specifici che può apprendere anche il tuo partner

gli oli aromatici, i fiori di Bach, i rimedi omeopatici che richiedono però una persona formata, ma possono lenire molto il dolore.

E poi ci sono tutti quelli strumenti che aprono il canale del parto e riducono le resistenze, riducendo il dolore, quali il libero movimento, il respiro, il contatto con il bambino, il tuo partner che ti sostiene affettivamente e tante altre cose ancora.